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Madrid 31/03/2020

Ieri sera è tornato il dolore fitto ai polmoni, la tosse profonda e continua, e la difficoltà respiratoria.

È cosi che funziona questo virus, che vado conoscendo, combattendo a tentativi.

Attende felino, la quiete.

E poi nel buio, attacca.

Io, preda, la notte non dormo e fisso la parete.

È bianca, ma a destra ci sono come ombre, forse macchie scolorite di presenze sfuggite.

Dovrebbero ridipingerla, di giallo.

solo perché il giallo e il mio colore preferito

E vorrei guardarlo.

La trama di queste mie dolci angoscianti ore si tingono a volte di comico.

Altre, di grottesco.

Ma il grottesco non è poi altro che comicità esasperata

E alle volte il dolore si esprime meglio

in una gracchiante risata.

Viltà del commediante trafitto di realtà,

se vuole far piangere.

O di lealtà

al suo mestiere

Se invece

vuol fare ridere.

Ed ecco che il personale dell’Hotel in cui mi trovo, io ospite, carceriera e carcerata, non può più entrare nello stabile.

lo ha deciso il Governo spagnolo, se non per urgenze. Ne pare ci siano altri clienti.

Resto solo io, e la mia luce accesa.

E la finestrella che dà sul cortile, con altre finestrelle su di esso affacciate.

Sento le altre vite solo alle ore 20, quando si applaude tutti assieme alla vita.

O forse per segnalare agli altri e a noi stessi

Che siamo vivi ancora.

Non mi arriva più l’acqua calda e il cellulare pare si sia rotto.

Comico e tragico, fate voi, signori spettatori.

Io scelgo di ridere a tentoni.

I polmoni spingono nel petto e sento come sabbia dentro.

Ogni colpo di tosse, vorrebbe farla uscire.

Ma nulla esce e tutto rimane.

Come queste giornate diverse perché tutte uguali.

Ho fame e al contempo provo disgusto

Senza intervalli, all’unisono.

E anche questo mi insegna il Corona:

la bellezza coerente delle contraddizioni umane

Sono arrabbiata

ma grata

Ancora,

annoiata ma pigra

e felice per il mio sugo bruciato.

Non mi importa ormai più di nulla

E mi spaventa ora tutto

Da fuori entra il puzzo

di guerra episcopale

Di rabbia di uomini

alla ricerca disperata

di colpevoli

e di consolazioni

Io sono qui che scrivo, e mi creo questo mondo illusorio, parallelo.

Piove fuori

Quanto tempo era che non mi fermavo ad ascoltarla, a guardarla?

Invece di sfuggirla, a correre al riparo

è bello ora cercare di toccarla

La Poesia

del suo tonfo sul selciato.

Lacrime dal mondo

Che nutrono e svuotano

il cielo amato

Io fingo ora di essere in un film a lieto fine, come facevo da bambina.

Scrivo e abito questo nuovo e solo mio mondo.

Che inizia dalla bella inquadratura, di me che scrivo qui sui fogli e che ricordo del suo inizio.

Quando Tutto è già finito.

Comincio dalla fine

di questo dolce inganno.

E mi attacco all’unico che posso:

la memoria e la speranza

E volo lì libera e felice

Mentre qui tutto tace.


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© 2019 by Ilaria Facci